Una mansarda…
Sì. Credo che mi sarebbe piaciuta.
Non una stanza immensa come quelle di palazzo Jarjayes, dove ogni passo risuona e persino il silenzio sembra appartenere agli antenati. Avrei voluto una camera piccola, con il tetto inclinato e una finestra abbastanza grande da vedere il cielo.
André avrebbe protestato per le scale, naturalmente. Avrebbe detto che salire fin lassù ogni sera era una follia. Poi sarebbe stato il primo a sedersi accanto alla finestra, ad aspettarmi, a indicarmi le stelle come faceva quando eravamo bambini.
Oscar sorride appena.
E alla fine avremmo dovuto avere una cuoca. Nessuno dei due sapeva cucinare. André avrebbe sostenuto il contrario, solo per orgoglio. Una sera avrebbe tentato di preparare una zuppa, io avrei finto di trovarla buona e il giorno dopo avremmo assunto qualcuno capace di impedirci di morire avvelenati dopo essere sopravvissuti alla Bastiglia.
Ma non avrei voluto una casa piena di domestici. Forse una cuoca, una donna che ci aiutasse, qualcuno per i cavalli. Non avrei più sopportato di vivere circondata da persone costrette a rendersi invisibili per servirmi. Avrei voluto conoscere i loro nomi, sedermi qualche volta alla stessa tavola, ascoltare ciò che pensavano della Francia che stava nascendo.
Quanto alla politica… no, non credo che avremmo lasciato la Francia.
Non mentre tutto stava cambiando. Non mentre il popolo cercava di trasformarsi da suddito in cittadino. Avrei sentito il dovere di restare, anche se André mi avrebbe ricordato continuamente che non ero obbligata a caricarmi sulle spalle il destino di un’intera nazione.
Non so se sarei diventata una giacobina. Avrei condiviso la loro richiesta di uguaglianza, la fine dei privilegi, il principio che la legge dovesse essere la stessa per tutti. Ma avrei diffidato di chi, in nome della virtù, cominciava a considerare ogni dissenso un tradimento. Ho impugnato le armi per impedire agli uomini potenti di schiacciare gli indifesi.
Non avrei potuto accettare che la Rivoluzione diventasse un nuovo potere capace di fare lo stesso.
I Girondini mi sarebbero sembrati più vicini, almeno per qualche tempo: repubblicani, ma meno disposti a consegnare Parigi alla violenza delle piazze. Eppure anche loro parlavano spesso in nome del popolo senza conoscerne davvero la fame. Su questo André sarebbe stato molto più severo di me.
Forse avremmo frequentato i Cordiglieri. Non perché condividessimo ogni loro parola, ma perché lì avremmo ascoltato voci che a Versailles non avevano mai avuto diritto di entrare: artigiani, lavoratori, donne, uomini senza titolo. Mi sarebbe interessata soprattutto l’idea che il cittadino avesse il diritto di sorvegliare coloro che governavano. Ho obbedito troppo a lungo a ordini che nessuno poteva discutere.
Ma non credo che mi sarei lasciata rinchiudere completamente in una fazione.
André mi avrebbe accusata di voler giudicare tutti dall’alto del mio cavallo.
Io gli avrei risposto che lui giudicava tutti con un bicchiere in mano.
Avremmo discusso fino a notte. Lui sarebbe stato più vicino alla gente comune, più pronto di me a comprenderne la rabbia. Io avrei cercato di impedirgli di confondere la rabbia con la giustizia. E poi, dopo aver litigato sulla monarchia, sulla guerra o sulla Costituzione, ci saremmo ritrovati nella nostra mansarda, sotto lo stesso cielo, chiedendoci se la Francia sarebbe mai riuscita a diventare ciò che avevamo sognato.
Il sorriso di Oscar si spegne pensando al 20 giugno 1791.
A Varennes… avrei fatto ogni cosa possibile per dissuadere il re.
Gli avrei detto che fuggire significava spezzare definitivamente la fiducia della nazione. Che non sarebbe sembrato un padre intento a proteggere la propria famiglia, ma un sovrano pronto a cercare l’aiuto degli eserciti stranieri contro il suo stesso popolo. Gli avrei ricordato che aveva giurato fedeltà alla legge e che, lasciando Parigi in segreto, avrebbe trasformato ogni sua parola futura in sospetto.
Ma se avesse insistito… no, questa volta non lo avrei aiutato.
Non avrei potuto.
Un tempo credevo che il mio dovere fosse proteggere la persona del re, qualunque cosa decidesse. Dopo il 14 luglio avrei compreso che il mio dovere non apparteneva più a un uomo, né a una dinastia. Apparteneva alla Francia e a coloro che non avevano mai avuto voce.
Avrei cercato di proteggere Maria Antonietta e i bambini dalla violenza, questo sì. Non avrei mai permesso che fossero umiliati o uccisi. Ma aiutare il re a fuggire avrebbe significato tradire la scelta compiuta davanti alla Bastiglia.
André mi sarebbe rimasto accanto, anche se forse mi avrebbe domandato:
“E se Luigi non fosse il re? Se fosse soltanto un uomo spaventato che cerca di salvare la propria famiglia?”
E io gli avrei risposto:
“Può essere un uomo spaventato. Ma le conseguenze delle sue azioni ricadranno su milioni di uomini che non possiedono carrozze con cui fuggire.”
Sarebbe stata una delle nostre discussioni più dolorose.
Quanto ai figli…
Oscar abbassa lo sguardo, quasi sorpresa dall’idea.
Non lo so. Per gran parte della mia vita non ho mai pensato che quella possibilità mi appartenesse. Mi hanno educata a essere un figlio, un soldato, un erede. Non mi hanno mai insegnato a immaginarmi madre.
Forse non ne avremmo avuti. Forse avremmo accolto nella nostra casa qualcuno rimasto solo durante quegli anni terribili. Oppure, un giorno, sarebbe accaduto senza che lo avessimo progettato, e io ne sarei stata spaventata più di quanto lo sia mai stata davanti a un’arma.
André, invece, avrebbe sorriso. Avrebbe avuto paura anche lui, ma avrebbe finto di sapere esattamente cosa fare.
Non so quale vita avrei scelto. So soltanto che avrei voluto avere il tempo di scoprirlo.
Avrei voluto guarire. Avrei voluto vedere un’altra alba con lui. Vedere André conservare almeno un poco della sua vista. Imparare a vivere senza una divisa, senza ordini, senza sentirmi colpevole per ogni istante di felicità. Avrei voluto svegliarmi accanto a lui abbastanza volte perché quella felicità smettesse di sembrarmi un miracolo destinato a finire.
E avrei voluto quella casa.
Non perché fosse bella. Non perché fosse borghese. Ma perché, per la prima volta, sarebbe stata nostra.
Il nostro finale non può cambiare.
Ma per qualche istante abbiamo avuto la nostra mansarda, una finestra sul cielo, e la fragile illusione di una vita ancora possibile.
Per me è già un pezzo della vita che avrei voluto.
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