Che Luigi XVI non fosse un uomo politico arguto, è un dato di fatto. Il 5 maggio del 1789, quando aprì per suo decreto gli Stati Generali di Francia, avrà pensato che tutto si sarebbe risolto in breve tempo con poche modifiche, qualche concessione e tanti festeggiamenti in suo onore per il magnanimo gesto. D'altronde era dal 1614 che il Clero, la nobiltà e il terzo stato non si riunivano per dibattere della situazione della Francia. Luigi XIV, il re sole, aveva ovviato a quel meccanismo perverso (dal suo punto di vista) di consultazione con l'invenzione della Reggia di Versailles, il microcosmo dorato con cui controllare i nobili. Tanto meno ne aveva fatto ricorso Luigi XV che, tra una favorita e l'altra, trovava il tempo di farsi amare dal popolo, che infatti lo chiamava il Beneamato. Ma per Luigi Augusto di Borbone le cose non andavano allo stesso modo. Il popolo guardava a lui con attesa. Attesa che dimostrasse la forza del trisavolo, il temperamento del nonno. Ma ...
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