Ah, VICTOR! ALTEZZOSO, VANITOSO E BRUCIANTE D'AMORE... Diciamocelo chiaramente, senza girarci troppo intorno: Victor-Clément de Girodelle è il personaggio più sottovalutato, frainteso e maledettamente complesso dell'intera epopea di La Rosa di Versailles . Se André è il cuore pulsante e Fersen l’eterno sospiro, Victor è qualcosa di molto più sottile e, per certi versi, modernissimo nella sua tragica cecità: è il limite del possibile . È l’uomo che incarna la nobiltà illuminata che però, davanti al bivio della storia, non sa dove girare il cavallo. Riyoko Ikeda lo inventa di sana pianta in un cast di giganti storici proprio per farne il catalizzatore delle contraddizioni sociali. Victor entra in scena con la spocchia di chi ha il mondo in pugno e un titolo che gli pesa in tasca: è un visconte, è un maschio, e vedere Oscar al comando della Guardia Reale gli sembra un'anomalia del sistema, un capriccio del Generale Jarjayes. Ma poi accade il miracolo narrativo: Oscar lo um...
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