Ah, VICTOR! ALTEZZOSO, VANITOSO E BRUCIANTE D'AMORE...



Diciamocelo chiaramente, senza girarci troppo intorno: Victor-Clément de Girodelle è il personaggio più sottovalutato, frainteso e maledettamente complesso dell'intera epopea di La Rosa di Versailles. Se André è il cuore pulsante e Fersen l’eterno sospiro, Victor è qualcosa di molto più sottile e, per certi versi, modernissimo nella sua tragica cecità: è il limite del possibile. È l’uomo che incarna la nobiltà illuminata che però, davanti al bivio della storia, non sa dove girare il cavallo.

Riyoko Ikeda lo inventa di sana pianta in un cast di giganti storici proprio per farne il catalizzatore delle contraddizioni sociali. Victor entra in scena con la spocchia di chi ha il mondo in pugno e un titolo che gli pesa in tasca: è un visconte, è un maschio, e vedere Oscar al comando della Guardia Reale gli sembra un'anomalia del sistema, un capriccio del Generale Jarjayes. Ma poi accade il miracolo narrativo: Oscar lo umilia in duello. E Victor, invece di covare un rancore tossico da maschio ferito, compie un salto evolutivo che molti suoi contemporanei si sognerebbero: capisce

Riconosce il valore. Non è una sconfitta qualsiasi. È una LEZIONE. Una dimostrazione pratica che tutto quello in cui Victor credeva - la superiorità naturale del maschio, l'inadeguatezza femminile al comando militare - è una solenne ca@@... sciocchezza.

Il colore viola

C’è un dettaglio visivo che non possiamo ignorare: quel viola che lo avvolge spesso nel manga. È il colore della regalità, certo, ma è anche il colore del crepuscolo, di chi sta vivendo la fine di un'era senza saperlo. Victor è il secondo miglior spadaccino della serie, è la perfezione estetica fatta a persona, ma è una perfezione statica.

Ed è qui che si gioca la partita tra le sue due versioni. Nel manga è il nobile arrogante, quasi un "predatore" raffinato. Quella scena del bacio forzato ci racconta un uomo che usa lo status come un’arma, che vuole possedere Oscar perché è la conquista definitiva. Per lui, il matrimonio è la "cura" per l'eccentricità di lei.

Poi c'è il gentiluomo di Dezaki. È malinconico, timido, quasi sacrificale. È l'uomo che cerca "la voce fredda e il sorriso" di Oscar come un assetato cerca l'acqua. È il perdente di lusso che amiamo perché incassa il rifiuto con una dignità che ci spezza il cuore.

Il momento della verità arriva quando Victor va dal Generale Jarjayes. È l’atto più romantico e, allo stesso tempo, più terribilmente conservatore della storia. Quando dice che sarebbe disposto a farle da palafreniere, Victor crede sinceramente di stare offrendo il massimo sacrificio. Ma il suo errore è tragico: lui non chiede a Oscar di essere sua compagna, le chiede di smettere di essere Oscar.

Victor va dal Generale Jarjayes - non da Oscar, notate bene, DA SUO PADRE - e chiede formalmente la sua mano. Perché è in pieno Ancien Régime e le donne sono ancora proprietà da trasferire tra uomini, anche quando quella donna comanda un reggimento militare e potrebbe tranquillamente batterti in duello.

Il Generale accetta. Ovviamente accetta. Ha passato anni a sentirsi in colpa per aver cresciuto Oscar come un uomo, e ora vede in questo matrimonio prestigioso la possibilità di "aggiustare" tutto. Di riportare sua figlia sulla retta via della femminilità tradizionale. Di darle quella felicità "normale" che lui le ha negato.

E Victor? Victor crede SINCERAMENTE di fare la cosa giusta. Il conte dice che rinuncerebbe a tutto, ma quello che sta VERAMENTE chiedendo è che sia OSCAR a rinunciare a tutto. Vuole che lei smetta di essere il Comandante Oscar e diventi la Contessa de Girodelle. Vuole che appenda la spada al chiodo e torni a essere la donna che la società si aspetta che sia.


Perché nella testa di Victor, il matrimonio significa NORMALIZZAZIONE. Significa che Oscar ha "giocato abbastanza" con questa storia dell'uniforme e ora è il momento di tornare alla realtà.

E Oscar questo lo capisce BENISSIMO. Per lei, accettare quella proposta significherebbe tradire tutto quello per cui ha lottato. Significherebbe dire "ok, avevi ragione, ero solo una donna che giocava a fare il soldato".

Victor è la POSSIBILITÀ CONCRETA E SOCIALMENTE ACCETTABILE.

È l'uomo che potrebbe davvero sposarla, che la società approverebbe, che risolverebbe tutti i problemi pratici della sua esistenza. È l'opzione "ragionevole". Quella che suo padre probabilmente benedicerebbe. Quella che le permetterebbe di mantenere il suo rango, la sua ricchezza, la sua posizione.

Ed è esattamente per questo che lei non può sceglierlo.

Perché scegliere Victor significherebbe accettare che la sua vita da soldato era "una fase". Che ora è il momento di "crescere" e diventare una vera donna. Che l'uniforme era un giocattolo e ora servono i vestiti da donna.

E Oscar questo non può farlo. Non perché non apprezzi Victor (in qualche modo, penso che gli voglia anche bene), ma perché accettare la sua proposta sarebbe tradire se stessa.

Tuttavia...

dobbiamo però ringraziarlo. Perché senza l'eleganza minacciosa di Girodelle, André sarebbe rimasto nell'ombra per altri dieci anni. Victor è il sasso lanciato nello stagno: con la sua proposta formale, la sua ricchezza e l'approvazione del Generale, costringe André a uscire allo scoperto. È la "minaccia perfetta" che accelera la storia d'amore più bella di sempre.

Girodelle non è un cattivo; è il meglio che il Settecento potesse offrire a una donna come Oscar. Ma il "meglio" della società non era abbastanza per lei. Lei non voleva un Conte che le facesse da palafreniere; voleva un uomo che cavalcasse al suo fianco verso la Bastiglia.

Victor resta lì, bellissimo e immobile nel suo salotto viola, a ricordarci che si può amare qualcuno immensamente e, allo stesso tempo, non capire assolutamente nulla di chi sia veramente quella persona. È il bel dannato di Versailles, sconfitto non dalla spada, ma dalla sua incapacità di immaginare un futuro senza catene.

 Victor visto da Ikeda: la possibilità narrativa

Riyoko Ikeda AMAVA davvero il suo personaggio. L'autrice ha ammesso che, per molto tempo, non aveva deciso con chi far finire Oscar. Victor era SUL TAVOLO come opzione seria, insieme a Fersen. Quindi il conte un po' snob non era solo "il rivale di comodo" ma un potenziale fianle romantico per la nostra Oscar. 

Questo la dice lunga su quanto Ikeda considerasse il personaggio degno di Oscar. E ha senso: Victor rappresenta la nobiltà "illuminata" della Francia pre-rivoluzionaria. Quella parte dell'aristocrazia che aveva fatto passi avanti ma che restava comunque legata al sistema. Era narrativamente interessante proprio per la sua posizione liminale.

Poi, ovviamente, la storia ha preso "naturalmente" la direzione di André (e meno male, diciamocelo), ma il fatto che Victor fosse considerato un'opzione seria ci dice quanto fosse importante per la struttura narrativa.

E non è finita qui! Il personaggio è talmente riuscito che Ikeda ha continuato a espanderlo anche DOPO la fine della serie principale. C'è un musical del Takarazuka Revue dedicato proprio a lui (perché sì, Victor è abbastanza popolare da meritarsi uno spettacolo tutto suo). E nel volume Rose of Versailles Episodes, Ikeda gli regala addirittura una storia alternativa con... VAMPIRI. Sì, avete letto bene. Victor vampiro. Perché evidentemente Ikeda pensava "sa che c'è? Non abbiamo ancora reso Victor abbastanza gotico".


Voi cosa ne pensate? Avreste fatto una scleta diversa rispetto a quella della Sensei? 

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