Dagli splendori di Versailles alla lama - gli ultimi istanti della "Vedova Capeto" Mentre la "vedova Capeto" si avvicina a Place de la Révolution , la folla inizia a rumoreggiare. È un'umanità impaziente, curiosa, che si spinge e si accalca per vederla passare, per assistere al momento in cui scenderà dal carretto e inizierà la sua salita verso la lama. Quella figura minuta, dai capelli cortissimi e la veste umile, avanza con sicurezza. Non vi è arroganza nei suoi passi, ma una serena rassegnazione. Inciampa per errore nel piede del boia, si scusa con compostezza, e un istante dopo mani salde la afferrano. La fanno sdraiare sull'asse di legno, bloccandole il collo nell'incavo della bigotta. In quel secondo, la vedova Capeto sente l'umido del sangue di chi l'ha preceduta. Sa che a breve il suo si mischierà a quello di chissà quanti altri. La folla grida, qualcuno la insulta, altri rimangono in silenzio. Era davvero quello il volto del "m...
Post
Visualizzazione dei post da luglio, 2026
- Ottieni link
- X
- Altre app
LA BELLEZZA DI VERSAILLES Una rosa non sa di essere già tagliata. Fiorisce lo stesso, con la stessa ostinazione, mentre l'acqua nel vaso comincia a marcire da sotto. Versailles ha fatto questo per centodieci anni. Non nasce reggia. Nasce padiglione di caccia, ventisei stanze, niente di più, voluto da un Luigi XIII che ci si rifugiava per sfuggire alla madre e alla corte. Poi arriva il figlio. E il figlio non vuole un rifugio ma uno specchio grande quanto il suo ego, la sua ambizione. Luigi XIV è il Sole e la Francia, il mondo intero devono inchinarsi a lui. I lavori durano cinquantaquattro anni , dal 1661 al 1715 — la vita di un re, misurata in impalcature. Migliaia di operai, migliaia di cavalli, migliaia di morti: di incidenti, di malaria, nelle paludi bonificate a forza per far posto ai giardini. Il risultato: oltre 2.300 stanze , un perimetro murato lungo quaranta chilometri , ottocento ettari di parco, duecentomila alberi piantati per fingere che la natura avesse se...
- Ottieni link
- X
- Altre app
GLI INTRIGHI DEL CONTE Louis-Stanislas-Xavier de France, Comte de Provence. Colto, freddo, calcolatore. Il futuro Luigi XVIII ha passato la vita a Versailles misurando una sola distanza: quella tra sé e il trono. Nato secondo. Condannato, temeva lui, a restare tale. Finché Luigi XVI non ebbe figli, quella distanza era minima. Bastava aspettare. Lo splendore della Reggia, la magnificenza dei giardini, gli inchini e i sorrisi affettati sarebbero stati suoi. Era pronto. Era lucido. Lui sapeva come trattare la Corte, i ministri, la Francia. Il Fato però lo aveva voluto secondogenito, e per questo aveva passato la vita a vedere il fratello maggiore — un gentile mediocre — sprecare il potere che lui avrebbe saputo far splendere. "Per fortuna" , pensava lui, "mio fratello non sa nemmeno come si fa il marito..." Per sette anni attese, derise, preparò alleanze. Era chiaro che i sovrani Luigi XVI e Maria Antonietta non sapevano neanche fare figli! Poi nacquero i delfini, e...