Per il Potere di Grayskull!
Il film live action floppa
nonostante la regia impeccabile, un casting azzeccatissimo e un'atmosfera centrata in pieno, il film diretto da Travis Knight sta purtroppo floppando al botteghino. È il triste paradosso del cinema contemporaneo. Knight è riuscito a restituire la giusta dignità sia alla goffaggine di Adam che alla solennità di Grayskull, confezionando un'opera visivamente sontuosa e densa di quel calore analogico che i fan storici chiedevano a gran voce.
Tuttavia, il mercato attuale si sta dimostrando un tritacarne spietato. In un panorama saturo di prodotti preconfezionati e privi di mordente, il pubblico generalista fatica a connettersi con la genuinità e la totale assenza di cinismo di una favola fanta-mitologica classica. Resta l'amarezza per un verdetto commerciale ingiusto, ma anche la certezza che i veri cult si misurano sulla lunga distanza, non nei primi weekend di programmazione.
Eppure...
È un prodotto onesto, fatto con intelligenza — qualche mezzo tecnico un po' tirato, certo, il budget è quello che è — ma comunque nettamente migliore di molti blockbuster che attualmente svettano in testa ai botteghini: scatole vuote senza capo né coda, e soprattutto senza anima. Film usa-e-getta che durano il tempo di uno scroll compulsivo su Instagram, costruiti unicamente su CGI esasperata e rumore di fondo, capaci solo di lasciarti il vuoto dentro. Niente di cui parlare il giorno dopo a colazione, niente che ti rimanga aggrappato ai ricordi.
Invece questa operazione, questa trasposizione cinematografica che affonda le mani nell'universo dei cartoni animati nati dalla linea di action figure della Mattel — He-Man e i Dominatori dell'Universo —, ha il pregio dell'onestà. C’è tanta nostalgia, inutile negarlo, ma il progetto ha saputo vestirsi bene con gli abiti della modernità, dimostrando di essere qualcosa di più di un semplice, pigro prequel. Può diventare un rilancio vero, un ritorno a un modo di pensare, di strutturare le storie e di sentire. Quello dei grandi miti pop degli anni '80.
Chi non ha vissuto quella decade non sa — e forse, antropologicamente, non può capire — ma è esattamente per questo che siamo qui a raccontarli.
Dai giocattoli al tubo catodico: l'estetica primordiale di Eternia
Nessuno ha mai detto che il cartone animato originale della Filmation fosse un capolavoro della storia del cinema; anzi, era probabilmente la cosa più lontana possibile da un capolavoro d'animazione, con i suoi fondali riciclati e i movimenti campionati. In sostanza: un principe palestrato con un'improbabile acconciatura a caschetto biondo alla Nino D'Angelo, una tigre fifona che parla, e poi un nugolo di comprimari dai nomi - guarda un po' - giocattolosi.
Ma ci sta! Tutto era nato dai giocattoli — quei pupazzi muscolosi, tozzi, con le armature intercambiabili e quel profumo di plastica gommosa che sembravano fatti apposta per svuotare le tasche dei genitori dell'epoca — e solo in un secondo momento è scoppiato il fenomeno televisivo. Un'esplosione crossmediale che nessuno nel marketing aziendale aveva davvero previsto e che ha travolto, come un fiume in piena, un'intera generazione.
L'idea di fondo era di una semplicità quasi disarmante, eppure universale: sollevare la spada magica, pronunciare la formula rituale e trasformarsi nel guerriero più forte dell'universo, per poi cavalcare Battle Cat e sconfiggere il nemico. La nemesi costante era Skeletor — un teschio giallo-verde racchiuso in un cappuccio viola, con una risata stridula che sembrava progettata apposta per agitare i sonni dei bambini — affiancato dalla sua sgangherata combriccola di tirapiedi.
Il cuore di pietra verde: Il Castello di Grayskull
Al centro di questa eterna terra di confine chiamata Eternia svettava l'assoluto fulcro geometrico e spirituale di tutta la saga: il mitico Castello di Grayskull.
Quella fortezza leggendaria, con la facciata scolpita a forma di immenso teschio di pietra e il ponte levatoio che si abbatteva come una mascella, era molto più di un semplice pezzo di plastica della Mattel o di uno sfondo animato.
Era il centro del potere originario, il sancta sanctorum che custodiva i segreti dell'universo e che Skeletor cercava disperatamente di espugnare in ogni singolo episodio.
Intorno a quelle mura verdi e sinistre si consumava una sceneggiatura stabile, quasi liturgica. E forse il segreto profondo risiedeva proprio lì: la ripetizione rassicurava. Sapevi esattamente come sarebbe andata a finire ancora prima che la sigla sfumasse. Il bene vinceva sempre. Non c'era spazio per l'ambiguità morale, non c'erano zone grigie, non c'era il villain tormentato che cercava la sua redenzione o che "aveva anche lui le sue ragioni".
C'era il Bene e c'era il Male, e il Bene era fatto di muscoli generosi, spade splendenti e coraggio dritto.
Il Principe Adam: Il "Clark Kent" di Eternia
E poi c'è la doppia identità, il vero perno narrativo della quotidianità a palazzo: il Principe Adam. Se He-Man è il semidio senza macchia, Adam è a tutti gli effetti il Clark Kent del pianeta Eternia. Un po' goffo, perennemente in ritardo, vestito con quell'improbabile gilet rosa e calzamaglia viola che lo facevano sembrare tutto meno che un guerriero.
È un personaggio straordinariamente generoso e simpatico proprio perché accetta deliberatamente il compromesso più duro: passare per un fifone agli occhi di suo padre, il Re Randor, e del severo comandante Teela per la quale, è chiaro, Adam ha una infatuazione.
Adam sopporta i rimproveri, i sorrisetti e le accuse di codardia con una nobiltà d'animo d'altri tempi. Perché lo fa? Per proteggere il segreto. Per difendere la sua famiglia e il suo mondo dal peso e dai rischi che deriverebbero se tutti sapessero che dietro quel ragazzo apparentemente pigro si nasconde l'eroe supremo.
È un sacrificio silenzioso che rende Adam incredibilmente umano, il vero contrappeso morale ai muscoli d'acciaio del suo alter ego.
Orko e la magia del pasticcio quotidiano
E in mezzo a tutti questi giganti iper-muscolosi dalle mascelle quadrate e ai doveri reali, c'era lui: Orko. Senza le orecchie a punta e gli incantesimi perennemente fallimentari del piccolo mago di Trolla, Eternia sarebbe stata un posto infinitamente più freddo. Orko era un miracolo di design e di empatia: quel cappellone calato sugli occhi, la sciarpa viola a coprire un volto invisibile di cui brillavano solo due grandi pupille gialle, e quella tunica rossa fluttuante con la grande "O" ricamata sul petto. Era l'unico a non toccare mai terra, eppure era il personaggio più "umano" di tutti.
Arrivato su Eternia da un'altra dimensione, dove era un grande stregone, si ritrovava a fare i conti con leggi fisiche diverse che trasformavano ogni sua magia in un pasticcio colossale: mazzi di fiori che diventavano torte in faccia a Man-At-Arms, cilindri che esplodevano, sparizioni che lasciavano penzolare i piedi nel vuoto. Orko era la quota di bizzarria, di fragilità e di simpatia domestica che spezzava la seriosità della battaglia.
Il custode del segreto: Orko era l'unico (oltre a Sorceress, Man -at-Arms e Cringer) a conoscere la verità su Adam. In quel legame c'era la metafora perfetta dell'infanzia: il bambino sbadato e un po' combinaguai che però è l'unico a stringere la mano al supereroe, l'unico di cui il guerriero più forte dell'universo si fida ciecamente. Quando la situazione precipitava, Orko trovava sempre, tra mille goffaggini, il guizzo di puro cuore per rendersi utile.
Perché quei colori primari ci servono ancora
Era la dimostrazione catodica che la vita, dopotutto, poteva essere facile — o almeno, che potevi immaginare che lo fosse per quei ventidue minuti al giorno.
Sapevi che il bene, tra un pasticcio magico di Orko, un'evasione pigra di Adam, uno sbadiglio della tigre Cringer prima della trasformazione e un vaticinio solenne della Maga Sorceress tra le mura di Grayskull, alla fine ce l'avrebbe fatta.
Ti convinceva che si può essere felici, che si può risolvere tutto. Che bastano gli strumenti giusti e, soprattutto, le persone giuste accanto.
In fondo la formula segreta è sempre stata questa — e il film, a modo suo, dimostra di rispettarla:
la felicità intesa come condivisione, insieme agli amici che ti accompagnano nelle avventure quotidiane e che ti stanno affianco quando devi affrontare i problemi della vita, anche quelli più spinosi che di volta in volta possono assumere le sembianze di Skeletor o di Trap Jaw.
C'era una leggerezza colorata per cui, se agisci con buon cuore, puoi rimettere a posto ogni cosa — e se non riesci a salvare il mondo intero, puoi almeno salvare chi conta per te.
Quei colori primari li amiamo ancora oggi, a distanza di decenni.
Li amiamo perché ci hanno insegnato che il mondo poteva essere vivido, pieno, netto — rosso, blu, giallo — senza troppe sfumature di grigio. E ogni tanto, in mezzo al fango della complessità moderna, fa un bene immenso voltarsi indietro, sollevare la spada e ricordarselo...
Per il Potere di Grayskull... A me il Potere!
( "By the Power of Grayskull... I have the Power!")
Voi lo avete visto? E' piaciuto?
A me sì ^__^
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