Girodel e Oscar - quando amare significa lasciare liberi


Nella galassia di sentimenti che orbita attorno a Le Rose di Versailles, la figura di Girodel brilla di una luce propria, complessa e profondamente legata ai codici etici del Giappone classico, come il concetto di osaeru (la capacità di reprimere e contenere i propri sentimenti per un bene superiore).

Girodel è elegante, composto, devoto. E proprio per questo, forse, più ambiguo. Vede Oscar come donna, la tratta come tale. La vorrebbe come tale, solo per sé. La osserva  con ammirazione quasi sacrale. Ne riconosce la bellezza, il fascino, l’eccezionalità. Ma il suo sguardo, pur raffinato, resta comunque uno sguardo maschile che tenta di darle una forma.

Oscar, per lui, è una creatura straordinaria, ma anche una donna da riportare entro un destino comprensibile. Sposarla significherebbe salvarla dal disordine della sua eccezione, offrirle un nome, una casa, una posizione.

Nell’anime, la scelta di introdurre Girodel fin dai primi episodi rende il suo ruolo ancora più interessante. Non arriva all’improvviso come semplice pretendente: è una presenza laterale, discreta, quasi silenziosa, che cresce accanto a Oscar nel tempo. Così, quando giunge la proposta, non appare come un capriccio narrativo, ma come l’esito di un sentimento maturato negli anni.

Mentre André rappresenta la costanza assoluta e l'amore che supera ogni barriera sociale, Girodel incarna una declinazione diversa del sentimento: l'amore che si fa rinuncia.

Quando comprende che il cuore di Oscar appartiene irrevocabilmente a un altro — e che costringerla al matrimonio significherebbe renderla infelice — Girodel fa un passo indietro.

Un addio da gentiluomo

Nell'estetica di Riyoko Ikeda, circondato dalle immancabili rose, Girodel esce di scena non come un rivale sconfitto, ma come un trionfatore di dignità. Il suo è un amore che non vuole possedere, ma proteggere. In un mondo di passioni travolgenti e tragiche, la sua figura ci ricorda che a volte il modo più puro di amare qualcuno è lasciarlo libero di scegliere il proprio destino, anche a costo di soffrire in silenzio.






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